11 Settembre 2001: ipnosi di massa?

tratto da:Riflessioni sull’Esoterismo

di Daniele Mansuino

 

Quando il 2 maggio venne data la notizia dell’uccisione di Bin Laden, un giornalista RAI fece un commento rivelatore. Riferendosi al fatto che lo avevano trovato in una villa in Pakistan, disse : del resto da alcuni anni gli Americani avevano smesso di cercarlo in Afghanistan, dove ora si limitano a combattere i ribelli antigovernativi, anche se per comodità continuiamo a chiamarli talebani.
Alla faccia della comodità, pensai. C’è un Afgano che scende in armi contro il suo governo – può essere un patriota come un bandito, può avere ragione o può aver torto, non lo sappiamo. La sola cosa di cui possiamo essere sicuri è che i giornalisti ci diranno che è un talebano: ovvero un signore che, a quanto siamo stati addestrati a pensare, ammazza i cristiani, passa il suo tempo a organizzare stragi ai danni dei civili, vieta alle donne di andare a scuola, le seppellisce sotto quintali di coperte anche quando fa caldo e le prende a sassate se osano mettere fuori il naso. E’ questo un bel caso di obbiettività dell’informazione.
A dir la verità, qualcosa del genere veniva fatto anche dalla sinistra, quando tanti anni fa definiva fascista chiunque osasse esprimere una posizione anche moderatamente anticomunista. Solo che a quei tempi non ci cascava nessuno – non credo che nessuno in Italia, neanche noi che lo gridavamo, abbia pensato per un attimo che Fanfani fosse davvero un fascista. Non solo : quando ci capitava di gridarlo, saltava sempre fuori una miriade di paladini della democrazia a ravvisare nel nostro comportamento una prova della teoria degli opposti estremismi (oggi si direbbe dell’uguaglianza dei totalitarismi).
Invece adesso sembra proprio che ci caschino tutti, o perlomeno che non glie ne freghi niente a nessuno. Forse perché sono dubbi che portano a domande insolubili : se quando lo faceva la sinistra era una prova che la sinistra era antidemocratica, quando lo fanno i democratici che cosa prova?
Come i lettori di questa rubrica sanno bene, io non sono un complottista. A quanti pretendono di spiegare gli eventi che si verificano sul piano della realtà oggettiva ricorrendo a teorie cospiratorie, il mio consiglio più ricorrente è di leggere Marx, per rendersi conto di come l’analisi dei fatti economici sia di gran lunga sufficiente a comprendere come vanno le cose del mondo.
Questo non toglie che esista al mondo anche l’Ipnosi di massa, il cui primo livello – quello più direttamente percepibile – viene attuato soprattutto con l’ausilio dei mezzi di informazione.
Ai suoi livelli più raffinati, il fine non è tanto quello di indurre nelle persone determinate opinioni nel senso razionale del termine : questo si faceva un tempo, poi la gente si è fatta più smaliziata e prima di credere a quello che gli raccontano ci pensa due volte.
E’ più astuto generare potentissime correnti emozionali universalmente condivisibili ; la gente infatti crede ancora nelle proprie emozioni e non si sofferma spesso a sofisticare sulla loro origine, soprattutto se chi le genera fa leva su sentimenti naturali come la diffidenza o la paura – e non per vincerli o modificarli, bensì per accrescerli e guidarli.
Quanto funzioni questa tattica risulta chiaramente da un rapido esame degli eventi che si abbatterono sul mondo la mattina dell’11 Settembre 2001. Chiunque fossero le persone che li misero in atto, potevano contare su un’organizzazione faraonica, cinica e spietata, e posero la massima cura nel programmare tempi e azioni in modo da conseguire il massimo effetto mediatico.
Meno cura, in proporzione, riservarono a fare in modo che la versione ufficiale dell’accaduto risultasse inattaccabile ; anzi, probabilmente, avevano messo in conto fin dal principio che non avrebbe retto a lungo. Difatti le sue innumerevoli incongruenze attirarono l’attenzione fin da subito, e un gran numero di persone si dedicò a un lavoro di controinformazione senza precedenti nella storia, i cui risultati venivano pubblicati in rete.
Come avvenne nel mondo dell’esoterismo con la nascita dell’esoterismo tradizionale (cui ho accennato nell’articolo omonimo), ma in tempi più brevi e con il concorso di un maggior numero di persone, i fatti e le scoperte si aggregarono spontaneamente uno con l’altro, e prese forma poco per volta una bella teoria ; questo articolo è dedicato a riportarla nella sua forma più estesa, sia pure citando solo una minima parte degli indizi che hanno contribuito a formarla.
Il fatto più imprevedibile, su cui a mio giudizio sarebbe bene riflettere, è che la conoscenza del fatto che la versione ufficiale dell’11 Settembre è una bufala non ha prodotto, almeno finora, alcun risultato di rilievo. In America i democratici hanno vinto le elezioni guardandosi bene anche solo dallo sfiorare l’argomento : perché lo choc dell’annuncio ufficiale al popolo americano di essere stata massacrato e tradito dai suoi governanti, quello sì sarebbe un trauma davvero insostenibile, che metterebbe a rischio la stessa sopravvivenza della nazione.
Invece, finché le persone ne parlano a livello individuale, non succede nulla : dopo averne parlato, ce ne dimentichiamo e passiamo ad altro, e nessuna pericolosa corrente emozionale sovversiva si viene a creare.
Mentre invece, è rimasta indelebilmente impressa in ciascuno di noi, la corrente indicibile che ci scosse quel giorno davanti alla televisione : indignazione, commozione, pietà, paura, il brivido che viene dalla consapevolezza di star vivendo la storia. La spinta dei nostri forti sentimenti ci ha fatti sentire tutti più vivi, e forse questo ha addirittura generato nel nostro inconscio un sentimento di oscura gratitudine nei confronti di chi quelle ore ce le ha fatte vivere.
Un’emozione di quella portata non può essere cancellata da nessun argomento razionale, e ha generato in noi per molti anni reazioni comportamentali che nessuna opinione può cambiare. La paura e la diffidenza nei confronti del diverso sono cresciute, come la sensazione di vivere sotto la minaccia di non si sa cosa ; e quando dopo molto tempo siamo venuti a conoscenza delle versioni alternative della storia, l’intuizione della perversa intelligenza, del cinismo e della crudeltà di chi ha saputo mettere in piedi una tale contraffazione ha solo rafforzato in noi la convinzione – più o meno apertamente formulata – che a un tale immenso e spaventoso potere NON CONVIENE OPPORSI.
Del tutto opposte le reazioni che si sono create nel mondo islamico – io ho ancora in mente le immagini, diffuse subito dopo l’attentato, dei Palestinesi che festeggiavano, e quando le vidi confesso che caddi anch’io nella trappola e provai un moto di indignazione verso di loro, senza pensare che la mancanza di buon gusto di qualche centinaio di persone non poteva essere imputata come colpa a un intero popolo, per giunta così duramente provato ; ma le emozioni, come è noto, non pensano.
Comunque è un fatto che quell’attentato finto giovò alla causa degli integralisti molto più di tutti gli attentati veri messi insieme, generando un vero e proprio autocensimento di tutti gli antiamericani che ci sono nei Paesi arabi e imprimendo un forte impulso al loro processo di unificazione ; migliaia di giovani esaltati senza né arte né parte fecero la fila per arruolarsi in Al Qaeda, e un buon numero di loro si mise veramente a fare attentati, centrando esattamente il risultato che gli autori delle stragi si erano proposti.

 

Partiamo dalla  versione ufficiale. Si è detto che l’11 Settembre 2001 diciannove terroristi arabi dirottarono quattro aerei di linea americani e portarono due di questi a schiantarsi contro le Torri Gemelle ; un terzo fu lanciato contro il Pentagono, un quarto era probabilmente destinato alla Casa Bianca, ma i passeggeri ingaggiarono una furibonda lotta con i terroristi, nel corso della quale l’aereo si schiantò al suolo.
Un caposaldo della versione alternativa è rappresentato dall’affermazione che nessuno degli aerei dirottati colpì mai né le Torri né il Pentagono. Centrare uno specifico edificio volando a vista con un Boeing è molto difficile : non sarebbe stato ragionevole programmare un’operazione tanto complessa col dubbio di non riuscire a centrare i bersagli.
La cosa diventa molto più facile usando un piccolo aereo telecomandato (i drones impiegati dagli Americani in Iraq e altrove fanno anche di meglio). Tutti i testimoni dello schianto sulla prima Torre erano in un primo tempo concordi nell’affermare di aver visto un aereo di piccole dimensioni.
C’è un video girato casualmente da due francesi, troppo da distante per stabilire esattamente la natura del velivolo ; si vede però chiaramente un lampo accecante che si sprigiona un attimo prima dell’urto. E dopo lo schianto, si sprigiona lateralmente una nube chiara : non certo il fumo di un rogo da idrocarburi. La larghezza dello squarcio provocato sulla parete dell’edificio da questa esplosione – lo ripeto : precedente all’urto – risulta essere, all’esame ingrandito dei fotogrammi, circa il 40% della larghezza di un Boeing 767.
Si direbbe quindi che per colpire il primo grattacielo gli ignoti cospiratori decisero di usare un piccolo aereo perché più facile da telecomandare (difatti la sua mira fu molto più precisa del secondo, che per poco non mancò il bersaglio) : se lo potevano permettere perché sapevano che  pochi testimoni lo avrebbero visto, e le loro voci si sarebbero perse nel boato della versione ufficiale. Ma poiché lo squarcio doveva sembrare grosso, per aumentarne le dimensioni aggiunsero un piccolo missile da rilasciare poco prima dell’impatto, che riuscì solo in parte ad ampliarlo.
Si pensa che fosse telecomandato anche il Boeing che tutti vedemmo, quello che si schiantò sulla seconda Torre. Era del tutto necessario utilizzare un vero Boeing in questo caso, perché questa doveva essere una delle scene madri dello psicodramma, quando mezzo mondo – attirato dalla notizia del primo schianto – sarebbe stato davanti alla televisione ; centrare il grattacielo si rivelò come previsto un’impresa assai difficile, ma con una fortunata (se così si può dire) correzione di rotta all’ultimo istante, il grosso aereo riuscì per un pelo a colpire il bersaglio.
I primi testimoni, subito messi a tacere o indotti a cambiare versione, dichiararono a caldo che non poteva trattarsi di un aereo civile perché non aveva finestrini. E anche in questo caso c’era un missile fissato sotto la fusoliera : sono note a tutti le riprese ingrandite dell’aereo un attimo prima di schiantarsi, in cui lo si vede chiaramente, e le riprese filmate mostrano un lampo precedente di qualche attimo all’esplosione. Vedremo più oltre a cosa serviva questo secondo missile.
Nel caso dell’oggetto che colpì il Pentagono, la versione ufficiale sostiene che il presunto Boeing sarebbe sceso sull’obbiettivo con una picchiata a spirale, a una velocità di circa 800 chilometri all’ora (velocità che giustificherebbe il mancato ritrovamento di pezzi dell’aereo) : si tratta di una manovra  tecnicamente del tutto impossibile, della quale peraltro non esiste nessun documento.
Tra l’altro, quando un Boeing si avvicina al livello del suolo il carrello fuoriesce automaticamente, e non c’è modo di farlo rientrare a mano. Un Boeing 757 col carrello fuori è alto circa 13 metri ; ma il punto della collisione contro il muro si trova a un’altezza molto inferiore, dal che è necessario arguire che il pilota avrebbe effettuato la spirale volando capovolto.
Viceversa, un gran numero di testimoni intervistati a caldo dichiararono di aver visto un grosso missile – forse un Cruise – o di averne udito il rumore.
Sul prato dinnanzi al Pentagono non c’era nessun detrito che potesse far pensare all’urto di un aereo, e neppure ne vennero trovati all’interno, salvo una turbina troppo piccola per essere di un Boeing, che venne fotografata e spacciata come residuo dell’aereo ; ma secondo alcuni dipendenti del Pentagono, era lì già da prima.
La mancanza di altri residui venne giustificata con il prodigioso calore sviluppato dall’incendio ; ma nelle foto delle stanze del Pentagono devastate si vedono mobilio e suppellettili intatte – addirittura c’è un libro aperto posato su un tavolino, le cui pagine non svelano nessuna traccia di bruciatura.
Del resto, fonti ufficiali divulgarono in seguito la notizia che alcuni pezzetti di corpi delle vittime erano stati recuperati – davvero singolare un incendio che dissolve nel nulla un aereo, ma lascia intatti brandelli di corpi umani – e in un laboratorio militare li avevano identificati mediante l’esame del DNA ; però nessuno li ha mai visti.
Il buco praticato nel muro esterno del Pentagono era largo 6 metri – un Boeing 757 è largo 38 metri.
I pompieri intervenuti spensero l’incendio usando acqua. Per spegnere le fiamme originate da un incendio di kerosene si usa la schiuma.
Naturalmente, l’obiezione di quanti non credono all’ipotesi delle sostituzioni è che rimpiazzare un aereo in volo con un altro, senza che a terra nessuno se ne accorga, è una cosa irrealizzabile. Ma non è vero : chi si intende di queste cose e ha i mezzi per farle la può mettere in atto con una certa facilità, e tutti i servizi segreti del mondo l’hanno fatto almeno una volta.
Inoltre, questa ipotesi ci aiuta a comprendere meglio alcuni eventi che altrimenti rimarrebbero del tutto inspiegabili. Primo : nessuna delle procedure di sicurezza standard venne attivata da terra alla notizia dei dirottamenti. Secondo : nessuno dei quattro piloti dirottati digitò sui comandi il codice di quattro cifre che è la procedura standard per segnalare un dirottamento, senza che il dirottatore presente in cabina – anche se conosce i comandi dell’aereo – se ne possa accorgere. Terzo : tutti e quattro spensero il meccanismo detto trasponder, quello che consente ai controllori di attribuire alla piccola macchia che vedono sui radar il codice del volo.
La sola spiegazione possibile è che tutti quanti, sia a terra che sugli aerei, fossero in quel momento persuasi  di star partecipando a un’esercitazione. Difatti proprio quella mattina stava svolgendosi nei cieli di tutta l’America una colossale esercitazione battezzata Vigilant Guardian, simulante l’eventualità che dei voli venissero dirottati.
Probabilmente, qualcuno che si qualificò come un funzionario di Vigilant Guardian chiamò i piloti sulle frequenze loro riservate e ordinò loro di spegnere il trasponder, cosa che fecero senza sospetti. Da allora in poi, se altri oggetti volanti (aerei o missili) si fossero sovrapposti volando a quota più elevata e i quattro aerei avessero poi cambiato rotta, i controllori di volo avrebbero identificato i nuovi oggetti con gli aerei stessi.
L’ordine del cambio di rotta arrivò probabilmente pochi attimi dopo, e cosa sia poi accaduto agli aerei dirottati si vedrà più avanti.

Tornando al Boeing militare che si abbattè sulla seconda Torre, si è fatta l’ipotesi che il missile sulla sua fusoliera fosse incendiario : la sua funzione sarebbe stata di prolungare il più possibile la durata dell’incendio, per giustificare agli occhi del pubblico il successivo crollo dell’edificio.
In effetti, le Torri erano state progettate in modo di resistere a urti ben più forti, e in ogni caso non ci sono altri casi noti di un grattacielo in cemento armato che sia crollato a causa di un incendio : prima e dopo l’11 Settembre non è mai accaduto. Quel giorno invece, su due grattacieli colpiti, ne caddero tre – le due Torri e il WTC 7, lì vicino.
Caddero tutti e tre sulle proprie basi, come nel caso di una demolizione controllata – e questo, credo, è il dettaglio più incongruo che tutti notammo a vista, rimosso poi dal profluvio di informazioni mediatiche sulla presunta responsabilità degli Arabi nell’attentato. Addirittura, la prima Torre aveva cominciato ad abbattersi lateralmente, dopodiché la direzione di caduta fu in qualche modo corretta.
La prova che si sia trattato effettivamente di una demolizione controllata, in realtà, esiste, ed è data dal tempo che le Torri impiegarono a crollare : circa 10 secondi, con una velocità media di 148 kmh – la stessa che se si sarebbe registrata se il crollo fosse avvenuto in caduta libera, cioè senza alcuna resistenza della massa sottostante.
La sola spiegazione plausibile è che ogni piano si sia sbriciolato un attimo prima che il peso dei piani soprastanti si abbattesse su di lui, ed effettivamente da immagini rallentate e ingrandite della caduta dei grattacieli si possono vedere alcune file di finestre esplodere quattro-cinque piani sotto il livello del crollo ; se le esplosioni fossero state causate dalla pressione dell’aria, avrebbero dovuto esplodere anche i piani immediatamente superiori.
Innumerevoli testimonianze dai telefoni cellulari dei soccorritori parlano di inspiegabili esplosioni verificatesi con largo anticipo rispetto ai crolli, anche decine di piani sotto al livello degli incendi.
Il portoricano William Rodriguez, premiato da Bush per il suo eroismo nel soccorrere i superstiti, si trovava nei sotterranei delle Torri prima degli impatti, e la sua testimonianza è che laggiù gli scoppi cominciarono prima dell’impatto degli aerei ; quando cominciò a dirlo in giro si cercò in ogni modo di farlo tacere, e finì per intentare una causa contro il Governo.
La versione ufficiale dice che i crolli furono causati dall’immenso calore ; ma a parte il fatto – ormai universalmente noto – che la temperatura sviluppata da un incendio di kerosene non può bastare a compromettere la sicurezza di una struttura in acciaio, c’è anche una foto nella quale una donna incolume si affaccia dalla voragine prodotta dall’urto del primo aereo.
Questo dimostra che la temperatura prima del crollo era già scesa a un livello tale da consentire la sopravvivenza di un essere umano : ipotesi confermata implicitamente dalle riprese del secondo schianto – in cui la maggior parte del carburante brucia all’istante all’esterno del grattacielo – e dalle telefonate dei pompieri, nessuna delle quali accenna a un aumento del calore mano a mano che si avvicinavano ai livelli colpiti.
A questo proposito, uno degli aspetti più strani dell’attentato – ovvero perché la seconda Torre, colpita dopo, cadde per prima – viene spiegato con il fatto che al momento del crollo i pompieri erano già giunti quattro piani sotto il punto dell’urto : se fossero saliti ancora, le loro testimonianze avrebbero impedito di giustificare la caduta del grattacielo con la scusa del calore. La demolizione, quindi, sarebbe stata anticipata per chiudere loro la bocca.
Esiste tuttavia un’esplicita ammissione che almeno uno dei tre grattacieli crollati fu demolito : il WTC 7, che era stato in precedenza fatto evacuare. Lo affermò addirittura Larry Silverstein, il proprietario del complesso del World Trade Center, che in un’intervista rilasciata l’anno successivo disse in sostanza : quel giorno decidemmo di tirar giù il WTC 7 per prevenire l’espandersi del rogo agli edifici vicini.
Per quanto possa sembrare incredibile, nessuno – né allora né mai – gli chiese come mai il WTC 7 era stato minato, né da chi né quando : un’operazione lunghissima, che non era certo possibile realizzare nei momenti concitati che seguirono i primi due crolli.
Tra parentesi, le macerie dei grattacieli crollati continuarono ad ardere per mesi, e vi furono poi ritrovate enormi masse di acciaio fuso. Questo è possibile con il calore originato da un’esplosione nucleare, o dalla termite (un esplosivo talvolta usato nelle demolizioni), ma non certo nel caso di un relativamente piccolo incendio di kerosene. L’analisi delle macerie fu negata alle commissioni d’inchiesta destando enormi proteste, e l’acciaio recuperato fu frettolosamente venduto ai Cinesi.
E’noto inoltre che poche settimane prima dell’attentato Silverstein stipulò una polizza assicurativa che tutelava le Torri contro gli atti di terrorismo ; il risarcimento previsto è dell’ordine dei sette miliardi di dollari.
Non abbiamo ancora detto nulla dei diciannove terroristi che avrebbero eseguito materialmente gli attentati. Nessuno di loro aveva mai pilotato un Boeing in vita sua ; alcuni erano titolari di brevetti di pilota civile, valido solo per piccoli aerei tipo Cessna. Ma ce n’è uno che fa eccezione : Abdul Aziz Ab-Omari, che è tuttora uno stimato pilota dell’aviazione civile saudita. Appena scoprì  che i giornali parlavano di lui come di un terrorista defunto, si recò immediatamente all’Ambasciata americana per protestare.
A tutt’oggi, dei diciannove di quell’elenco, è stato dimostrato che sono ancora vivi – sparsi qua e là per il mondo – almeno sette. Per dirne solo una : Mohamed Atta (il più famoso, che sarebbe stato il capo della missione) telefonò a suo padre alcuni giorni dopo l’attentato, dicendosi stupefatto di vedere il proprio nome coinvolto in una vicenda del genere ; dopodiché di lui non si seppe più nulla.
Atta era colui che pochi giorni prima dell’11 Settembre aveva ricevuto un bonifico di 100.000 dollari dal capo dei servizi segreti pakistani, Mahmoud Ahmad ; per un’incredibile coincidenza, la mattina dell’ 11 Settembre il dottor Ahmad si trovava a Washington, e faceva colazione con due eminenti personaggi della CIA.
Per quanto CIA e FBI non fossero riuscite a prevenire gli attentati, nelle ore successive pervennero alle identità dei terroristi con prodigiosa rapidità. Di uno di loro venne rinvenuto il passaporto bruciacchiato nei paraggi delle macerie delle Torri : colpo di fortuna soprannaturale, se si pensa che né delle altre vittime, né addirittura dei rottami degli aerei fu rinvenuto nulla, nemmeno le scatole nere (nessuna delle otto scatole nere complessivamente in dotazione ai quattro aerei).
In effetti, nelle liste dei passeggeri dei quattro voli dirottati – diffuse dalle rispettive compagnie subito dopo la tragedia, come è la prassi – non figura nessuna delle 19 persone indicate come autori dei dirottamenti : o si erano imbarcate saltando il check-in, o su quegli aerei non c’erano mai salite.
Da quelle liste emerge, tra l’altro, una stranezza evidente : tutti i quattro aerei erano decollati con a bordo circa il 30% dei passeggeri rispetto alla capienza. Ora, è possibile che un volo nazionale decolli qualche volta con così poca gente a bordo, ma quattro insieme in un orario trafficato come le 8 del mattino è del tutto inconcepibile. Si è fatta l’ipotesi che qualcuno si fosse precedentemente inserito nel software delle compagnie per dirottare su altri voli le prenotazioni ; ma perché ?
La seguente ricostruzione non è suffragata da prove, ma fila tanto perfettamente che non posso trattenermi dal citarla. Il presunto funzionario dell’esercitazione Vigilant Guardian richiamò i quattro piloti, e comunicò loro che a causa di un attacco terroristico in atto dovevano atterrare al più presto nel più vicino aeroporto militare. Qui i passeggeri furono fatti scendere dai primi tre aerei, e gli fu comunicato che a tutela della loro incolumità sarebbero stati trasferiti a Washington sotto scorta. Dato che erano pochi, un solo aereo sarebbe stato sufficiente : li fecero imbarcare tutti sul Volo 93 della United, quello che poco dopo si sarebbe schiantato sulla Pennsylvania.
Di quest’ultimo aereo, come è noto, si disse dapprima che i passeggeri si erano eroicamente ribellati al dirottamento, e nella zuffa che seguì fu fatto precipitare. Ma poiché sul terreno furono rinvenuti solo rottami e brandelli piccolissimi (tra i quali, miracolosamente, il solito passaporto bruciacchiato di un dirottatore) fu da subito noto a tutti che l’aereo era esploso in volo.
Si mormorò allora che l’avevano abbattuto, anche se ufficialmente non potevano dirlo, e il mondo si adagiò su questa rassicurante doppia spiegazione che contribuiva a rendere meno incredibile l’intera vicenda, mostrando che il sistema di difesa nazionale almeno in questo caso aveva funzionato.
I passeggeri del Volo 93 furono i soli di tutti e quattro gli aerei ad avvertire i familiari di essere stati dirottati, servendosi dei cellulari. Alcune telefonate erano partite anche dagli altri voli, ma ad opera del personale di bordo ; invece dal volo che si schiantò sulla Pennsylvania le chiamate di passeggeri di cui si ha notizia sono circa dieci.
Ora, il problema è che nel 2001 chiamare a Terra col cellulare da un aereo di linea era impossibile : a quelle velocità il telefonino sarebbe stato costretto a cambiare cellula ogni 7-8 secondi, e ogni volta sarebbe caduta la linea. L’esperimento venne effettuato da un accademico canadese, A. K. Dewdney, e dimostrò senza ombra di dubbio come tutte le telefonate (una delle quali raggiunge la durata di un quarto d’ora) fossero false.
Si è detto cha la signora che diede per prima l’allarme – Barbara Olson, giornalista della CNN e consorte di un avvocato della Casa Bianca – avesse chiamato servendosi del telefono di bordo. Purtroppo il marito specificò che la chiamata era a carico del destinatario, una cosa che col telefono di bordo di un aereo non si può fare (questa telefonata costituiva la sola testimonianza diretta che i terroristi a bordo dei quattro aerei fossero arabi).
In realtà, è molto più probabile che l’aereo fosse stato minato e sia stato fatto esplodere per mezzo di un comando a distanza : soltanto in questo modo si sarebbe potuto essere certi che il numero effettivo delle persone che si trovavano a bordo non potesse essere in nessun modo ricostruito.
Inoltre è quasi sicuro che la versione ufficiale, secondo cui nessuna misura difensiva fu adottata per intercettare gli aerei, risponde a verità. Nei minuti che seguirono all’attacco sulle Torri, ci sarebbe stato tutto il tempo di abbattere i due aerei ancora in volo per mezzo di missili, o far decollare dei caccia ; la ragione ufficiale per cui questo non fu fatto è che non ci si aspettava un attacco del genere anche su Washington.
Quattro aerei dirottati, due si erano schiantati su New York e gli altri volavano verso Washington, ma un attacco del genere su Washington non si aspettava. Il Presidente russo Putin, quando gli raccontarono questa storia, telefonò a Bush per offrirgli ironicamente la protezione russa sullo spazio aereo degli Stati Uniti.

 

Nei giorni successivi agli attentati, l’opinione pubblica fu distratta dalle incongruenze mantenendo alto l’allarme con le famose buste all’antrace, che erano state indirizzate a vari membri del Senato.
In seguito, il Dipartimento di microbiologia dell’UCLA analizzò la sequenza del DNA dell’antrace nelle lettere e concluse che proveniva da un laboratorio militare americano, anche se a questa scoperta non fu data molta pubblicità. All’epoca, la sola azienda che producesse un vaccino contro l’antrace contava tra gli azionisti la famiglia Bush, la famiglia Bin Laden, il Segretario di Stato James Baker e l’ex primo ministro inglese John Major.
Invece la speculazione borsistica che ebbe per oggetto la United Airlines e altre aziende penalizzate dagli attentati – della quale si disse che solo chi fosse preventivamente a conoscenza del piano dei terroristi  avrebbe potuto effettuarla – venne condotta da una celebre banca (anch’io ne sono cliente) che fino a tre anni prima era stata amministrata dal direttore della CIA.
Ma proprio nessuno ha fatto caso a queste coincidenze? Non esattamente: parecchi hanno rilevato, ad esempio, la stranezza del fatto che per l’inchiesta sull’affaire Clinton-Lewinsky vennero spesi complessivamente 62 milioni di dollari, mentre per l’inchiesta sui fatti dell’11 Settembre se ne spesero 3.

E molti autorevoli personaggi pubblici americani di entrambi i partiti hanno chiesto a gran voce l’incriminazione di Bush e di numerosi funzionari della sua amministrazione per alto tradimento. Ne avete saputo più niente ?

 

   Daniele Mansuino

11 Settembre 2001: ipnosi di massa?ultima modifica: 2011-10-05T18:31:00+00:00da giovannisantoro
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