Storia e leggenda del gruppo dei “frati combattenti”

 

Storia e leggenda del gruppo dei “frati combattenti” fondato a Gerusalemme nel 1118

E I TEMPLARI FINIRONO SUL SANTO ROGO

Così il re di Francia FILIPPO IL BELLO eliminò gli enormi debiti con l’Ordine che aveva finanziato le sue guerre: accusandone i capi di pratiche diaboliche.

 

di MARIO CELI

Ai giorni nostri lo chiamerebbero maxiblitz. In realtà fu la prima operazione di polizia della storia. Il 13 ottobre 1307, su ordine di Filippo il Bello re di Francia, vennero arrestati tutti i Templari sul territorio francese. Tutti in una sola notte, una retata simultanea – parole di Regine Pernoud – segretamente preparata per mesi; preceduta da una campagna diffamatoria contro le vittime e seguita da un processo farsa. In cui i capi Templari, assolutamente innocenti, furono costretti sotto tortura ad accusarsi di colpe immaginarie. Corsi e ricorsi storici, un po’ quello che sarebbe avvenuto negli anni Trenta di questo secolo con i processi staliniani.

Chi erano i Templari e perchè erano tanto temuti al punto da desiderarne la eliminazione? I Templari sono un ordine religioso combattente nato nel 1118-’19 a Gerusalemme, dopo la prima Crociata. Sono frati che impugnano la spada ma hanno fatto il triplice voto di “povertà, castità e obbedienza”.Nove anni dopo la loro fondazione il Concilio di Troyes (1128) stabilisce la Regola. Nel 1113 Bernardo di Chiaravalle scrive il “De Laude Novae Militiae”, manifesto della loro attività. Il legame tra Bernardo e i Templari è subito strettissimo, tanto che possiamo considerarli quasi il braccio armato dell’Ordine dei Cistercensi cui Bernardo appartiene. Bernardo è l’uomo dalle due spade, quella spirituale e quella temporale che devono integrarsi. Disprezza la Cavalleria, dalla quale del resto proviene, e sogna di incanalarne lo spirito violento nel servizio di Dio. Come i capi arabi hanno trasformato i predoni in combattenti per la Jihad, la Guerra Santa, i capi cristiani adottano la stessa strategia per la Crociata, volta a proiettare verso l’esterno, verso gli infedeli, le energie aggressive dei cavalieri che dilaniano il mondo feudale. In questo progetto, gli Ordini religiosi militari adempiono una funzione fondamentale: sono di stimolo ed esempio agli altri, costituiscono una specie di Crociata permanente. Ogni Ordine religioso militare persegue uno scopo assistenziale e insieme difensivo. I Cavalieri dell’Ospedale di San Giovanni, gli Ospitalieri, hanno il compito di curare e assistere i malati. I Templari quello di difendere i pellegrini sulle strade sante del mondo. I Cavalieri dell’Ordine Teutonico sono modellati sui Templari, almeno in Terra Santa. Più tardi avranno il compito di evangelizzare a fil di spada l’Europa Orientale muovendo dai loro castelli in Prussia. Bernardo di Chiaravalle ha inventato il codice di comportamento della nuova Cavalleria e l’ha scritto pensando ai Templari. Li ha voluti poveri e anonimi. Il loro motto dice “Non a noi, o Signore, ma al Tuo nome dà gloria”. Così poveri che sul loro sigillo sta impressa l’immagine di due uomini su un solo cavallo. E’ vero però che questa metafora ha altre interpretazioni: la convivenza del monaco e del guerriero nel Templare, il doppio combattimento contro i nemici diabolici e quelli terreni, persino – secondo i detrattori – la professione nascosta di omosessualità, raccolta con ironia da Klossowski ne “Il bafometto”. La loro Regola dice comunque che dovevano prendere il pasto a due a due da una sola scodella e sempre a due a due (come i Catari) dovevano uscire dalle Commende per difendersi meglio dagli agguati e dalle tentazioni. I Templari portano il manto bianco di Citeaux e, in seguito, avranno una croce rossa sulla spalla sinistra. I “sergenti” e gli scudieri vestono di scuro. Anche il loro vessillo, il Baussant, è bianco e nero, secondo quella dialettica luce-buio che forse risale al Vangelo di Giovanni: “E la luce nel buio appare. e il buio lei non comprese”.

Mentre i Cistercensi sono rasati sulle guance e portano una corona di capelli, i Templari sono barbuti e hanno il cranio rasato. All’alba della loro storia meravigliosa ed enigmatica sono dunque i “poveri cavalieri di Cristo”. Sono in undici, tutti francesi, guidati da Hugo di Payns. Solo in seguito, quando Baldovino II, lo zio di Goffredo di Buglione divenuto Re di Gerusalemme, li sistema nell’ala orientale del proprio palazzo, prenderanno il nome glorioso del Tempio di Salomone, sulle cui rovine sorge la loro “casa madre”, e appunto per questo saranno detti Templari. Dal cambiamento di questo nome inizia la loro grandezza e la loro rovina.

La loro storia si intesse con quella dei regni latini d’Oriente e dura quanto le Crociate. Dopo il Concilio di Troyes, con il quale vengono riconosciuti, arrivano le prime importanti donazioni. L’Ordine si espande verso la Spagna (starà addirittura per ereditare il regno d’Aragona) e in tutta Europa. In Occidente le precettorie e le commende del Tempio, situate lungo le grandi strade di transito e nelle principali città, appaiono come un esempio vivente di ordine e civiltà. Sembrano un baluardo contro le prepotenze dei signori feudali.

La fama dei “poveri cavalieri di Cristo” è altissima e certo stimola i romanzi cavallereschi, dove i riferimenti alla mistica dell’Ordine sono innumerevoli. I Papi, con una serie di editti e di bolle, hanno posto l’Ordine sotto la diretta protezione e giurisdizione della Chiesa. Potenti e intoccabili: così li vedono il re e il clero. E subito cominciano le frizioni.

In Oriente ci sono accuse di tradimento, di avidità e di avarizia. All’assedio di Ascalona vengono accusati di essersi fatti massacrare per superbia e brama di saccheggio. La realtà è questa: ci sono grandi contrasti sul come trattare con i Musulmani tra i “poulain”, cioè i Cristiani che vivono in Terra Santa e sono più accomodanti, e i Crociati che arrivano a più riprese in Palestina e predicano la guerra. Di questo riferiscono gli storici arabi, ad esempio Usama, emiro cui i Templari consentivano di pregare Allah nella loro casa madre (che era anche la vecchia moschea di Al-Aqsa) e anzi lo difendevano da chi, cristiano, voleva impedirglielo.

Una cosa è possibile: la mistica di Bernardo di Chiaravalle s’incrocia a Gerusalemme con la sapienza ebraica e quella musulmana. Ci sono cristiani e musulmani che si incontrano nel nome di Dio mentre altri si scontreranno nello stesso nome. C’è poi il mito sapienzale di Salomone che vale sia per la Cabbalah che per il Sufi, oltre che per i Templari. Ma anche qui non si può dire che i frati cavalieri si allontanino molto da San Bernardo. Non è forse lui che ha scritto un commento al Cantico dei Cantici? Alain Demurger (autore del libro “Vita e morte dei Templari” edito da Garzanti) si astiene dall’incrociare il versante mistico dell’Ordine. Per difendersi dalla chiacchiera esoterica Demurger spoglia la storia dell’Ordine da ogni motivo simbolico, sopprime per così dire l’orizzonte. Così facendo finisce per raccontare quasi la storia di una caserma, mentre si tratta anche di un convento. Eppure il Medio Evo ci appare come una foresta di simboli. Si possono dunque capire i Templari senza decifrare il loro immaginario simbolico?

Nel tentativo di rispondere al quesito si è creata intorno ai Templari una storia occulta e assai più affascinante di quella ufficiale, che ha suscitato intorno ai “poveri cavalieri di Cristo” l’interesse di quanti si occupano di “misteri”. E proprio “L’enciclopedia del mistero di Martin Mystère” (disponibile su Internet) dà un breve cenno di miti e leggende nate intorno all’Ordine. Fin dall’inizio – vi si legge – i Templari avrebbero costituito un Ordine di carattere iniziatico, sul modello dei Templari di Agarthi o dei “Templeisen” custodi del Graal; il loro obiettivo, voluto da Bernardo di Chiaravalle, era quello di recuperare qualcosa nascosto in Terra Santa. Cosa? A seconda dei commentatori, nei sotterranei del Tempio di Salomone essi avrebbero rinvenuto l’Arca dell’Alleanza, o i segreti costruttivi che permisero di edificare le grandi cattedrali gotiche o ancora certe carte segrete che indicavano la rotta per le Americhe o tutte queste cose insieme. Nel volume “Les Templiers en Amérique” (I Templari in America), Jacques de Mahieu afferma che essi avrebbero raggiunto di nascosto il Nuovo Continente tre secoli prima di Colombo partendo dal porto di La Rochelle (tesi in qualche maniera non dissimile da quella di Umberto Bartocci, docente universitario a Perugia, nel suo recente “America, una rotta templare”, Edizioni Della Lisca). Una volta giunti dall’altra parte dell’Oceano avrebbero sfruttato le miniere d’argento del Messico, procurandosi le immense quantità di denaro che servirono, fra l’altro, a finanziare la costruzione delle cattedrali.

Dalla Setta degli Assassini – ci informa ancora Martin Mystère – avrebbero ricevuto il Sacro Graal, poi trasportato in Francia e ora celato in qualche cripta del castello di Gisors; durante la battaglia di Acri avrebbero avvolto le spoglie del loro comandante in un lenzuolo conosciuto poi come la Sindone; in Italia avrebbero edificato Castel del Monte, attribuito erroneamente a Federico II; sarebbero stati al corrente dei più nascosti segreti dell’alchimia e della vera natura di Gesù. E, naturalmente, alla soppressione dell’Ordine voluta dal Concilio di Vienne non si sarebbero affatto dispersi ma avrebbero continuato la loro attività esoterico-economica nel più assoluto segreto.

E già, perchè come fu un Concilio, quello appunto del 1128, a sancire ufficialmente le regole dell’Ordine, fu un altro Concilio – quello di Vienne del 1312 – a sopprimerlo.

A determinare lo “scioglimento” dei Templari fu una serie di concause. Nel 1291, con la caduta di Acri, scompaiono infatti i regni latini in Terra Santa. Nel 1303 i Templari sono battuti sull’isolotto di Ruad e tornano in Europa. Qui li aspetta il vero martirio. Nei quasi due secoli trascorsi in Terra Santa, hanno perso sette Gran Maestri in combattimento, cinque in seguito a ferite e uno nelle prigioni saracene. Dunque tredici, sui ventitrè Gran Maestri di tutta la storia dell’Ordine. L’ultimo, Giacomo de Molay, si prepara a rendere più forte l’Ordine nella Francia di Filippo il Bello. Porta con sè il tesoro dell’Armata di Oriente. I Templari sono ricchissimi e potenti, un vero Stato nello Stato e non soltanto in Francia, dove pare fossero quindicimila. Prestano e custodiscono soldi, sono i primi ad aver usato le lettere di credito. Tanta ricchezza e tanta potenza eccitano la rapacità di Filippo il Bello e determinano la fine dell’Ordine. Il re di Francia infatti, già scomunicato nel 1303 da papa Bonifacio VIII, pensa che invece di restituire i capitali che gli erano stati prestati per condurre le varie guerre con Aragonesi, Inglesi e Fiamminghi, sia più economico eliminare l’Ordine dei Templari e impossessarsi dei loro beni. Viene dunque istruito un processo-farsa per eresia (durerà ben sette anni, dal 1307 al 1314) contando sulla testimonianza di due templari espulsi. Li si accusa di essersi dati a pratiche diaboliche, di idolatria verso la testa magica di Bafometto, di sodomia e di riti iniziatici che comportano il bacio dell’ano del Maestro e lo sputo sul Crocefisso.

Sottoposti a tortura molti di loro confessano, persino il Gran Maestro. Ciò che stupisce è la loro arrendevolezza. Tutti o quasi si fanno prendere senza opporre resistenza. Forse Giacomo de Molay contava sulla protezione del Papa, ma Clemente V non sa o non può opporsi ai voleri del sovrano francese. E la bolla papale del 1312 scioglie l’Ordine senza prove ma per legittima suspicione. Giacomo de Molay, che potrebbe salvarsi, ritratta la confessione resa e viene condannato al rogo. Ormai sa che le due spade di Bernardo, quella temporale del Re e quella spirituale del Papa, si sono integrate e volte contro l’Ordine. Il 18 marzo 1314, all’ora del Vespro, Molay e Goffredo di Charney, precettore di Normandia, che si dice custodisse la Sacra Sindone, salgono sul rogo che gli sgherri di Filippo il Bello hanno approntato su un’isoletta della Senna. Abbandonano il bianco mantello perché le fiamme non lo tocchino e vengono legati al palo.

Racconta la leggenda che, prima di morire, il Gran maestro dei Templari avesse convocato davanti al Tribunale di Dio il papa entro 40 giorni e il re entro l’anno. Trentasette giorni dopo il supplizio moriva Clemente V. Otto mesi dopo, lo seguiva il Re.

di MARIO CELI

 

Storia e leggenda del gruppo dei “frati combattenti”ultima modifica: 2012-02-07T19:30:00+00:00da giovannisantoro
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