24/10/2011
Mors tua, vita mea
Di B. Frale
Durante i decenni seguenti del XIII secolo, quando la potenza
e l’ascendente politico dei Templari erano notevoli in seno alla società cristiana, nessuno pensò a quel precedente giuridico che in ogni caso rimaneva valido poiché il privilegio non era mai stato
abrogato o cassato per l’emissione di un decreto contrario. Ancora sotto il regno di san Luigi IX, una personalità incline al misticismo
e soprattutto molto sensibile alle necessità della Terrasanta, la col- laborazione fra il Tempio e la corona francese rimaneva stretta e cordiale;111 già sotto il successore Filippo III i rapporti comincia-
rono ad incrinarsi, almeno stando all’evidenza che il sovrano cercò
di impedire ai Templari di acquisire i beni della manomorta
com’era accaduto in passato. Il figlio Filippo IV ripeté più tardi la
medesima manovra, ma fu con lo scoppiare del conflitto franco- inglese seguito all’invasione della Guienna, nel 1294, che si inne-
scò un meccanismo terribile dalle conseguenze di portata interna- zionale.112
Esausta per le spese della guerra che si prolungava ben oltre
le previsioni del re, la Francia si trovava sull’orlo della bancarotta
e gli avvocati vicini alla corona indussero il sovrano a tassare in- debitamente il clero del regno; dinanzi alla fiera reazione di papa
Bonifacio VIII (Benedetto Caetani, 1294-1303) contro l’abuso ai danni della Chiesa, la manovra venne impostata da parte regia
come una lotta spiccatamente politica e formalmente mirata a de- tronizzare quel papa presentandolo come l’usurpatore del soglio
pontificio dopo l’abdicazione di Celestino V. La situazione andò progressivamente peggiorando fino alla scomunica di Filippo il
Bello (con la bolla Super Petri solio, redatta ma non promulgata)
e l’attentato di Anagni (1303).113
Pressato dalle gravi emergenze economiche, il re di Francia aveva realizzato che una grossa fetta della Chiesa del regno, cioè
i Templari e gli Ospitalieri, possedeva un patrimonio consistente
di unità produttive e capitali liquidi ma non era affatto tassabile
proprio in virtù di specifici privilegi che riservavano tutte le risorse degli ordini militari alle necessità della Terrasanta. Il re ambiva a
porre quel patrimonio sotto il controllo della corona caldeggiando l’unificazione di Tempio ed Ospedale che era stata discussa in seno
al Concilio di Lione, e che Filippo intendeva pilotare imponendo quale capo dell’ordine unico un membro della sua famiglia: egli
stesso, se necessario, dopo aver abdicato al trono in favore del
primogenito; ma il piano cadde per la ferma opposizione dei Tem- plari e l’indecisione dei pontefici.114
Dinanzi a quel fallimento venne concepita all’interno del Con- siglio reale, o più probabilmente nella cerchia degli avvocati regi,
una strategia alternativa che avrebbe consentito al sovrano di arri-
vare a gestire il patrimonio dei due ordini militari anche se fosse caduta l’ipotesi della fusione: Filippo il Bello fece entrare segre-
tamente nel Tempio dodici spie che divennero frati ma lavorarono
con pazienza a raccogliere tutto quanto potesse servire per
un’eventuale manovra contro l’ordine.115
Nel 1306 la situazione della Francia giunse ad un livello tale
di gravità che vi fu una rivolta della popolazione parigina e Filippo
IV fu costretto a rifugiarsi nella Torre del Tempio con la sua corte per sfuggire l’assalto della folla; in quell’occasione probabilmente
fece pesanti pressioni sul Tesoriere centrale del Tempio, frate Jean de La Tour, affinché gli rilasciasse un prestito per arginare almeno
le prime necessità. L’importo preteso dal sovrano, 300.000 fiorini d’oro, era enorme e sicuramente sbilanciava la solvibilità della
casa capitana di Parigi perché i Templari svolgevano anche ruolo
di banca e dovevano assicurare il pieno rimborso dei capitali ai loro
creditori; se si considera che la somma corrisponde a quel tempo
al bilancio annuo della repubblica marinara di Pisa,116 non è affatto
azzardato supporre che l’esazione del re di Francia avesse pratica- mente ripulito le casse del Tempio di Parigi. Ma la cosa più grave,
senza giustificazioni e capace di provocare l’espulsione del Teso- riere dall’ordine, era la dinamica assolutamente illegale del presti-
to, compiuto in violazione del regolamento templare e cioè lascian- done il Gran Maestro completamente all’oscuro.117
Lo scandalo del Tesoriere centrale dette origine ad una situa- zione burrascosa che rese tesissimi i rapporti fra il Tempio e la
corona:118 quando il Gran Maestro rientrò da Cipro, agli inizi del
1307, verificò i libri contabili e si accorse dell’enorme ammanco aperto proditoriamente a vantaggio del re. Filippo il Bello aveva
preteso quel denaro senza dare alcuna garanzia, senza ad esempio impegnare qualcuno dei beni della corona che avrebbe permesso
ai Templari di giustificare quel prestito.119
Il sovrano in passato aveva lottato contro Bonifacio VIII con- vinto di poter tassare a suo piacimento il clero francese per sovve-
nire le necessità finanziarie del regno; vinta la contesa,120 intendeva passare al patrimonio di quell’ordine privilegiato che custodiva la
Tesoreria del regno e ricavava una ricca parte dei proventi da beni situati in territorio francese. Aveva agito con un’arroganza inaudita
e la reazione del Gran Maestro fu talmente dura che il pontefice in persona dovette intervenire per tamponare la crisi.
Il Tesoriere La Tour fu riammesso nell’ordine proprio grazie all’intercessione di Clemente V, provvedimento che in sostanza
faceva figurare tutto l’evento come un incidente avvenuto per un
malinteso e che, almeno nelle speranze del papa, avrebbe salvato
i rapporti fra Jacques de Molay e Filippo il Bello:121 ma il re aveva
compreso che quel Gran Maestro si sarebbe fieramente opposto al controllo della corona sul Tempio, e che con lui alla dirigenza dell’ordine i beni templari non sarebbero mai stati una riserva d’emergenza per le necessità della politica francese.
L’attacco che il sovrano compirà di lì a poco probabilmente non derivava da un qualche ostilità ideologica preconcetta, nono- stante gli storici tendano a disegnarlo come una personalità irasci- bile e incline al fanatismo religioso. Con la stessa strategia Filippo
il Bello aveva requisito i beni di importanti gruppi finanziari del regno, cioè gli ebrei e i banchieri fiorentini, mettendoli sotto pro- cesso ed espropriandone i beni:122 nella mente del sovrano, o se preferiamo nella sottile costruzione teorica dei suoi avvocati, nes- sun prezzo pareva troppo alto per promuovere la potenza della
19:05
Scritto da: giovannisantoro
in Il papato e il processo ai templari | Link permanente | Commenti (1)
|
Segnala
| Tag: templari e papato | OKNOtizie |
Facebook
23/10/2011
Il sottile meccanismo dell’arresto
Di B. Frale
Il 13 ottobre 1307, con un atto completamente illegale ed im- provviso, tutti i Templari di Francia furono imprigionati in un sol giorno per ordine di Filippo il Bello; grazie ad un accordo che il sovrano aveva stretto in maniera autonoma dall’autorità pontificia con il capo dell’Inquisizione di Francia, il domenicano Guillaume de Paris, fu innescato contro i prigionieri il terribile meccanismo del Tribunale che si applicava alle persone sospette di eresia.105
L’arresto costituiva un sopruso in quanto i Templari erano un or- dine religioso, inoltre una serie di privilegi accordati dai papi ne avevano riservato il giudizio al solo pontefice.106
L’ordine del Tempio osservava sin dalla sua fondazione un voto di fedeltà assoluta alla persona del papa, probabilmente un’eredità lasciata da san Bernardo di Clairvaux che fu fondatore spirituale dell’ordine e suo primo patrono;107 nell’etica specifica dei Templari, infatti, il papa non era semplicemente il Vicario di Pietro ma la sua persona si identificava con quella del santo, tanto che si rivolgevano a lui chiamandolo Nostro Padre l’Apostolo.
La normativa esprimeva questo legame in maniera molto evi- dente, come quando sanciva, ad esempio, che il papa era padrone assoluto dell’ordine subito dopo Nostro Signore;108 in effetti queste norme trovano un riscontro preciso nelle parole pronunciate dai capi dell’ordine durante il Concilio di Lione del 1274, quando si vagliava quel progetto di fusione che rischiava di ridurre il Tempio ad un vasto salvadanaio senza serratura che i sovrani europei avreb- bero saccheggiato per i loro interessi. Amareggiato e scoraggiato dinanzi ad una simile prospettiva, tuttavia il Gran Maestro aveva ribadito:
Siamo figli sottomessi di Santa Romana Chiesa, e lo saremo sempre, con l’aiuto di Dio. Siamo figli dell’obbedienza, lo saremo ancora: e terremo fede
a quel voto fatto per tutta la vita di servire la difesa della Terrasanta. Per essa
daremo tutto ciò che abbiamo, pronti ad offrire con gioia anche la vita se-
condo la volontà del Padre Nostro.109
Proprio in virtù del legame speciale stabilito con la Sede Apo- stolica l’ordine del Tempio aveva ricevuto il privilegio di essere esente dalla giurisdizione sia laica che ecclesiastica, concessione
in virtù della quale diveniva praticamente inattaccabile e sottomes- so solo all’autorità del papa; in questa corazza d’invulnerabilità
che rivestiva l’ordine c’era però un punto debole derivante da un episodio accaduto nei primi decenni del Duecento.
Al tempo di Onorio III diverse regioni della cristianità occi- dentale, e in particolare della Francia, erano state interessate dalla propagazione dell’eresia catara che aveva fatto molti proseliti an- che tra le fila della Chiesa; nel 1221, data la gravità del momento,
il pontefice aveva concesso all’inquisitore della Tuscia la facoltà straordinaria di procedere con le indagini persino nei confronti
degli ordini esenti da qualunque giurisdizione, cioè i Templari, gli
Ospitalieri e i Cistercensi.110
Si trattava di un provvedimento d’emergenza e soprattutto det- tato da una situazione particolare, tuttavia quella facoltà in seguito non venne mai revocata dai pontefici e perciò rimase in vigore, come una specie di arma latente che in futuro avrebbe anche potuto essere usata contro i tre ordini privilegiati.
19:05
Scritto da: giovannisantoro
in Il papato e il processo ai templari | Link permanente | Commenti (0)
|
Segnala
| Tag: templari e papato | OKNOtizie |
Facebook
22/10/2011
Un cambiamento di missione?
Di B. Frale
Durante il suo viaggio di reclutamento Hugues de Payns gua- dagnò al Tempio diversi cavalieri; la società occidentale rispose in maniera decisamente positiva al progetto propagandato da san Ber- nardo, come dimostrano le molte donazioni di potenti ma anche di singoli privati che nel giro di pochi decenni costellarono di istal- lazioni la regione francese ed altri paesi europei:79 l’epoca avver- tiva la necessità di una simile presenza, oltre che la bontà e il valore, come prova la fondazione successiva di altri ordini religio- so-militari.80 Il Tempio sarebbe divenuto un’enorme organizzazio- ne sovranazionale diffusa su gran parte dei paesi mediterranei ed oltre, contando possessi e fortezze che andavano dalla Scozia alla Sicilia e dal Portogallo fino alla regione armena.
In un primo momento i Templari rimasero soggetti all’obbe-
dienza verso il Patriarca di Gerusalemme, inquadrati nella Chiesa
latina d’Oriente alla quale appartenevano per nascita e impostazio- ne spirituale, ed anche in seguito mantennero l’organizzazione del-
le preghiere e delle liturgie prescritte nell’ordinario dei canonici del Santo Sepolcro;81 nel 1139, con un privilegio intitolato Omne
datum optimum, papa Innocenzo II fece al Tempio delle conces- sioni che aprirono la strada alla sua assoluta indipendenza dalla
gerarchia ecclesiastica rendendolo soggetto esclusivamente alla persona del pontefice romano.82
L’ordine possedeva una suddivisione gerarchica interna basata sulla distinzione fra cavalieri (milites), che avevano ricevuto l’in-
vestitura cavalleresca o appartenevano comunque a famiglie di ran-
go cavalleresco, e sergenti (servientes), che non potevano vantare questo titolo. I cavalieri del Tempio ebbero il privilegio d’indossare
vesti candide quale simbolo della castità e della purezza d’intenti che animava l’ordine, mentre ai sergenti vennero riservate vesti
brune; nel 1147 Eugenio III aggiunse all’abito templare una croce rossa da portare in permanenza sul mantello.83
Il Tempio, affiancato dal contingente degli Ospitalieri, costi- tuiva una parte fondamentale del presidio cristiano in Terrasanta:84
secondo un autorevole esperto di storia militare i Templari furono
il primo esempio di corpo organizzato secondo le modalità che saranno proprie degli eserciti d’età moderna.85 Alla pratica bellica
della cavalleria laica, basata soprattutto sul coraggio e sull’inizia- tiva personale che a volte provocavano disordine o addirittura de-
strutturazione nella truppa, il Tempio contrapponeva una disciplina ferrea e grandi capacità di coordinamento. I privilegi pontifici ri-
servati all’ordine ne esaltano l’eroismo e l’abnegazione nel versare
il proprio sangue per la causa cristiana;86 dalle espressioni feroci
che le fonti islamiche usano nei confronti dei Templari possiamo ben valutarne il potere d’impatto sulle truppe nemiche.87
Nel XIII secolo l’ordine si era diffuso ampiamente contando centinaia di fondazioni; la grande proliferazione delle case dell’or-
dine (mansiones, in francese maisons, cioè “magioni” oppure
“commende”) aveva reso necessaria la creazione di province sot- toposte ad un responsabile generale, chiamato Visitatore, diretta-
mente subordinato al Gran Maestro.88 Durante la fase di massimo
impegno in Oriente, che corrisponde a quasi tutto il corso del XII
secolo, le istallazioni occidentali funzionavano soprattutto da aziende per la produzione e la raccolta delle risorse che venivano convogliate in Terrasanta, dove erano impiegate nel finanziamento delle azioni militari.89
Per la grande fiducia della quale i Templari godevano nella società del tempo, grazie anche alle notevoli capacità di mediazio- ne maturate durante le campagne in Terrasanta, furono molto spes- so utilizzati dalle monarchie europee e dal papato per delicate mis- sioni diplomatiche. Oltre alle spiccate qualità militari l’ordine po- teva anche vantare grande prestigio in campo religioso e spirituale:
ai suoi membri veniva riconosciuta autorità indiscussa nell’identi- ficare le reliquie autentiche ed era un cavaliere del Tempio, affian- cato dal suo corrispondente dell’Ospedale, che aveva l’onore di vegliare e scortare in processione la preziosa teca-reliquiario con
il legno della Vera Croce custodita in Gerusalemme.90
Nel 1187 una terribile sconfitta inferta da Saladino ai cristiani presso Hattin arrestò l’espansione crociata in Siria-Palestina e det-
te inizio alla progressiva perdita dei territori.91 Nel XIII secolo la riconquista islamica in Terrasanta proseguì in maniera quasi inar- restabile; il Tempio e gli altri ordini militari furono oggetto di aspre polemiche perché la società del tempo finì per attribuire il falli- mento dell’esperienza crociata all’avidità e ai vizi che si credeva avessero infiacchito il contingente cristiano.92 Durante questa fase l’ordine mutò progressivamente il proprio ruolo specifico; accanto alla funzione di presidio armato fu introdotta quella di tesoreria dei sovrani cristiani93 e della Chiesa per la custodia e la gestione del denaro destinato alla crociata.
La sovrapposizione delle due funzioni, comunque legate da un medesimo obiettivo almeno a livello ideale, indusse l’ordine a svi- luppare specifiche abilità di tipo finanziario; i sovrani europei se ne servirono anche per motivi inerenti la politica interna dei propri regni: caso emblematico fu il quartier generale del Tempio di Pa- rigi, che divenne la Tesoreria di Francia.94
Crisi di un’epoca
Durante gli anni Sessanta del Duecento le riconquiste operate dal sultano Baibars ridussero il regno crociato in Siria-Palestina ad una sottile fascia litoranea con capitale San Giovanni d’Acri;95 quando nel 1291 anche questa città fu persa, ultimo baluardo della presenza cristiana in Terrasanta, il Tempio e gli altri ordini militari dovettero subire un pesantissimo contraccolpo morale oltre alle perdite umane e materiali: sebbene il Gran Maestro Guillaume de Beaujeu fosse morto eroicamente nel tentativo di difendere Acri, ed anche se i Templari furono gli ultimi ad abbandonare la città in fiamme,96 quest’ennesima sconfitta mise gli ordini in una posizione molto difficile dinanzi all’intero Occidente.
Templari ed Ospitalieri stabilirono il nuovo quartier generale d’Oriente a Cipro, isola dove la presenza templare esisteva già da lungo tempo e che per un breve periodo era stata governata diret- tamente dall’ordine.97 Il fallimento della politica crociata rischiava
di minare seriamente l’esistenza degli ordini militari: già nell’am- bito del Concilio di Lione, nel 1274, si era discussa la possibilità
di realizzare la fusione del Tempio e dell’Ospedale in un istituto
unico.98
La fine del Regno di Gerusalemme rinfocolò le polemiche e i progetti di riforma, cui i due Gran Maestri seppero comunque tener
testa: l’ultimo risaliva al 1305, quando Clemente V aveva inviato ad entrambi una consultazione perché si pronunciassero sull’alle-
stimento di una nuova crociata e sull’ipotesi dell’ordine unico.99 Il
Gran Maestro del Tempio Jacques de Molay si dichiarò contrario alla fusione; non si è conservato il corrispondente dossier di rispo-
sta scritto da Folques de Villaret, Gran Maestro dell’Ospedale, che probabilmente si espresse solo in merito alla crociata.100 Il progetto
trovava favorevole Clemente V, come del resto lo era stato anche
Niccolò IV, perché l’unificazione delle risorse militari e logistiche
avrebbe migliorato sensibilmente la resa operativa e dunque au- mentato le speranze di riconquistare Gerusalemme; tuttavia si trat-
tava di un calcolo teorico, destinato a scontrarsi con non poche difficoltà materiali.
Nel lungo memoriale scritto da Molay per giustificare i motivi
di un rifiuto che sicuramente deluse il pontefice sono contenute
informazioni interessanti le quali gettano luce anche sulle future
vicende del processo: il Gran Maestro sconsigliava vivamente la fusione perché il Tempio e l’Ospedale seguivano codici di norme
diversi e gli Ospitalieri, abituati a una disciplina molto più blanda, non si sarebbero adattati facilmente a quella rigidissima del Tem-
pio; vi erano poi due differenti gerarchie che si sarebbero dovute fondere in una sola, con la conseguente abdicazione dal comando
di molti dignitari, che certo avrebbero fatto di tutto per conservare
il proprio ruolo originando feroci lotte interne.
Il motivo più importante, comunque, Jacques de Molay lo
spiegava al papa solo in termini molto allusivi per rispetto alla dignità dell’uomo cui si riferiva: Filippo il Bello, da tempo strenuo
promotore del progetto di fusione, non aveva alcuna intenzione di impiegare energie nella riconquista della Terrasanta. Il suo impe-
gno doveva soprattutto servire due scopi: in primo luogo, la futura
spedizione in Oriente sarebbe stata una magnifica copertura per un piano di occupazione francese dell’Armenia, cui le truppe di ca-
valleria si sarebbero dedicate al loro sbarco, che aveva talmente preoccupato gli Armeni da indurli a denunciare il pericolo proprio
al Gran Maestro del Tempio;101 in secondo luogo, Filippo il Bello intendeva pilotare la fusione dei due maggiori ordini militari per
poi assicurarsene il controllo affidando il ruolo di capo ad un mem-
bro della sua famiglia.
Nel Concilio di Lione del 1274 i Templari avevano già mani- festato a Niccolò IV che cosa sarebbe successo se si fosse verifi-
cato un evento del genere: gli ordini avrebbero perduto la loro funzione finendo per diventare solo degli organi di politica e di-
plomazia al servizio degli interessi della corona; e comunque, ave-
va ribadito il Gran Maestro, in quanto figli fedeli della Chiesa di
Roma i Templari si sarebbero rimessi alla volontà ultima del
papa.102 Di lì a pochi anni l’ordine sarebbe stato incriminato dal re
di Francia e poi sospeso nel Concilio di Vienne del 1312 con un provvedimento d’autorità preso da Clemente V, in accordo con i
Padri conciliari, onde scongiurare un grave pericolo per la Chiesa. Gli epigoni della vicenda, tristemente noti, furono la morte sul
rogo di Jacques de Molay e del Precettore di Normandia giustiziati da Filippo il Bello il 18 marzo 1314 dopo averli sottratti all’autorità
degli ecclesiastici preposti al loro giudizio:103 ma già poco dopo
l’inizio del processo i contemporanei avevano ben chiaro che una
delle cause principali per lo scioglimento dell’ordine era stato il rifiuto netto da parte di Molay di compiere quella la fusione con
l’Ospedale tanto insistentemente pretesa dal re di Francia.104
11:05
Scritto da: giovannisantoro
in Il papato e il processo ai templari | Link permanente | Commenti (0)
|
Segnala
| Tag: templari | OKNOtizie |
Facebook



